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Visualizzazione post con etichetta Parigi feelings in città. Mostra tutti i post
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Che cosa si trova qui:

Pianista ParigiQui non trovate nessuna informazione su Parigi, nulla di logico, nulla di obiettivo, nulla di sensato.

Solo una serie di impressioni, di momenti vissuti, di brividi provati, di risa, di pianti, di ricordi, di nostalgie, di sensazioni.

Riservo ai Feelings una sezione del sito, perche' Parigi ha avuto un ruolo fondamentale nel loro prodursi e sono loro che hanno fatto nascere e crescere in me quest'amore per la città che vi racconto.

Non si tratta di leggere tutto.
Date solo un assaggio, per prepararvi a cio' che proverete anche voi.

Mille caffe'

E’ periodo di saldi, la gente si accosta a vetrine illuminate sino a tardi, la sera.
Non ho voglia di entrar nei negozi, l’armadio straripa. Dovrei iniziare a mettere tutto quello che già ho, invece sono pigra: jeans e via.
Penso tra me, divertita dai colori e dal frastuono...in una bolla.
E’ piacevole questa passeggiata verso casa, mi rilassa dopo una giornata un po’ dura.
Mani in tasca, salgo una scala, in cima c’è un cane, siede accanto a un paio di Dokers blu. Gli sorrido e sento dir da più su: “Il est beau, n’est pas?”.
Cintura, camicia, giacca di velluto slacciata, una sciarpa mal messa, la barba non fatta. Un sorriso non male si chiude sul “…pas”.
Capo e piedi: lo sguardo sognante e le scarpe impolverate di chi ha trascorso un pomeriggio a leggere ai giardini del Lussemburgo.
"Oui, il est beau".“Il est beau comme vous, Mademoiselle”.
Merci...abbozzo un sorriso, abbasso la testa, tiro dritto per la solita strada e penso di aver bevuto davvero troppo ieri sera.
Camminando verso il portone, cedo il passo a un ragazzo carino: in una mano una shopping di Ferragamo, nell’altra mano, la mano di un uomo.
Ci sta. Ci sta senza problemi in questa città. Di istituzioni e trasgressioni, di medici e drogati, di scienziati e di poeti, di mediocri e di eccezioni…
Parigi un po’ signora e un po’ puttana, lascia intravedere dalle finestre scostate gli interni eleganti di case incantate, si nega dietro tende di velluto pesante, calze smagliate, infilate alla svelta come un’amante, ammicca da specchi smaltati, si finge ignara di sguardi di passanti curiosi, meno fortunati.
"..Un poème, volez vous l’acheter un poème...? Je vend la poesie, ahhh, la poesie…ca vaut au moins le prix d’un sandwich!" Ripete in loop un vecchio all’uscita del metro.
E’ donna dalla testa ai piedi, dalle vetrine affollate alle finestre accese degli ultimi piani, lo è nelle strade sinuose, nei caffé rinomati, nelle bettole buie e mal frequentate.
Cappello di piume, un rossetto sbavato, la neve inattesa, nevrosi viziata, un bordello, una chiesa. Non cambierà mai.
Il suo aspetto brillante, il suo lato nascosto, i cassetti segreti di esistenze ignorate, i forzieri dorati di vite bruciate. Droghe e profumi, fumo e cannella, l’assenzio ed i tè, le terrazze dei sui mille caffé…

Post-it

Guardo fori dalla finestra e vedo tetti blu.
Aspetto, non so che cosa.
E' come se al posto dei miei 2000cm^2 di corteccia cerebrale ci fosse un post-it con scritto : "Torno subito".

Notte

Notte.
Per una volta me ne rendo conto.
La finestra aperta sui gerani affacciati.
Non un'anima intorno.
Ho acceso le candele.
Mi piace questa luce.
Musica. Suona dolce.
E restano immobili i pensieri.

Rane e Moschettoni

Una serata difficile. Una chiacchierata preziosa. 4 ore prima della sveglia. Un nuvo giorno, finalmente, domani. Il desiderio che oggi finisca subito e anche un po' di paura di non averlo capito del tutto. Il letto da disfare. Balou che mi aspetta. La TV sul "mute" da un paio d'ore. Fuori, Parigi. Nello stomaco un brontolio. Se mangio ora è la fine. Meglio andare a nanna, cercare un sogno carino, cercare di volermi più bene. Meglio pensare a quel grande arco che mi si è presentato davanti per caso in cima alla salita. Meglio pensare alla pioggia e alle cose da fare. Meglio pensare alle rane e ai moschettoni. Meglio una giacca da moto, una scotta da vela, il tuo commento su un libro di Terzani. Meglio la tua voce che racconta le sue efelidi, meglio la mamma, che non sa perché sto male ma è comunque disposta a pensarmi. Meglio Alice, perché il mondo senza di lei sarebbe un po' meno bello. Meglio Alberto, perché allora si può credere che per qualcuno l' amore esista davvero. Meglio la nonna e le sue preghiere. Meglio il controle de gestion e le repliche di Striscia alle due. Meglio svegliarsi quando fa già chiaro, meglio rientrare quand'è ancora giorno, meglio la pizza del cibo cinese, meglio un amico.
Notte

Pastello

Mi va di essere leggera e color pastello, stasera.
Non mi tuffo nel profondo.
Mi limito a percepire il mondo, questa città e questa primavera.
Lascio entrare dalla finestra la musica di un pianoforte che già invade il cortile, la lascio entrare insieme al buio fresco della sera.
Galleggio, neanche in mare...tra le nuvole! Tra i libri letti e i momenti da sognare.
Non ho fame.
E sto bene.

20 Centimetri

Vedere riflessa il quel grande specchio l'immagine di me, rannicchiata su uno sgabello.
Buio e silenzio tutto intorno.
E pensare che il mio intero mondo può concentrarsi su quattro piedi di legno e in un diametro di 20 centimetri.

Amiche

Cambiano i posti ed i momenti, cambiano i colori di capelli e ragazzi tenuti per mano, cambiano le espressioni, le età, gli stati d’animo, cambiano le emozioni che ri-sentono, le voci che ri-suonano, le battute che ricordano ma, certi sorrisi, tra le mie foto, non cambiano mai. Ritornano.
Una nottata passata a mettere in ordine una libreria può essere una delle più emozionanti vissute. In ogni quaderno, c’è qualcosa nascosto. Un appunto su un libro, un foglio strappato con quattro frasi in penna blu, che tanto perfettamente disegnano la mia vita, il mio modo d’essere. E solo una di voi poteva scriverle così, trovarle nella noia di una lezione e farle scivolare sul banco accanto e dritte dentro.
Perché non c’è nulla di più semplice e potente della verità.
E vorrei dirvi che non importa dove siete, dove sono io, quello che stiamo vivendo. Non importa quel ragazzo che offusca un po’ il sorriso.
Vi voglio bene, amiche mie.

farsi Male

Ci sono sere in cui ordini da bere solo per farti male.
Non importa cosa prendi, ma deve ammazzare.
Due amiche, la benzina e forse riuscirai a dormire.
Alle 5, gli occhi spalancati sul soffitto vuoto.
E la mistura nello stomaco, senza aver cenato.
Testa vuota, in bocca solo imprecazioni.
E non riesci, non ci riesci a prender sonno e ti giri e ti rigiri e vuoi solo vomitare. Vuoi urlare al mondo che fa male e gli vuoi chiedere perché.
Affanculo, vaffanculo. Cazzo, Dio, ma dove sei, che cosa fai, che gioco è?
E ci rinunci, inizi a scrivere e sai che sarà lunga, sarà lunga la giornata, ma almeno sarà un'altra e che sia peggio sarà dura.
Una doccia per lavare la sventura che non ha cancellato la tequila, ma ce l'hai ancora dentro e fuori e intorno e non sai più cosa farne del tuo bene.
Bevi. Una tazza di caffé, che fa schifo, è troppo amaro. I vicini calpestano le scale e nessuno passerà a bussare.
Ti incontri in uno specchio e ti fai meno paura di quello che credevi.
Dio, che stile! Puoi logorarti dentro e fuori un bel sorriso. Buona sera, come va? E come va? Ma cooooome, cazzo, come? Come vanno certe cose dritte dentro? Come arrivano dove non arriva niente?
E sarà lunga la giornata, sarà lunga. E dovrai dispensarne di sorrisi, mentre piangi dentro. I capelli vaporosi, un po' di trucco, i tacchi alti e un carré Hermes, per fare ancora più borghese.
E non lo sanno che eri in giro a piangere e ad urlare e non lo sanno che hai bevuto solo per farti male e non lo sanno che non ascolti quel che avran da dire.
Che vedrai mille volte risuonare quelle tre o quattro parole e ti sentirai morire.

Una cricca per la strada

Una cricca di signori con la barba e le scarpe fuori moda, la musica di un piano suonato per la strada, bottiglie aperte poco prima, la gente passa, si avvicina.
Il mio palo preferito alla destra della chiesa regge fiero il suo cartello : porta il nome del Poeta e della donna che lo amò tutta la vita. Un ragazzo con la bici si ferma nel mezzo della piazza che gremisce. Esitante, segue il ritmo baldanzoso.
Tre altri, di passaggio, aprono le danze, saltano e sorridono su ogni nota che solleva, ad ogni tasto che si piega e continuano la strada nella stessa direzione. Una donna in uno scialle accenna una canzone.
Poi silenzio, tutto fermo: è da riaccordare, qualche mossa a schiena curva tra le note bianche e nere e di nuovo quei sussulti e quel battere del piede.
Lentamente, la scatola di latta si riempie di monete tintinnose. Un bambino vende rose.
Scaglie di una primavera ormai finita, di un'estate che è volata. "L'ultima suonata...e vado via".
Cenerentola, raccogli le tue gonne, è ora di tornare. Mi avvicino per l'ultimo tintinnio: "Merci Monsieur, c'est supèr ce que vous faites". "C'est vous qui ètes superbe Mademoiselle, suona il piano signorina?" "No, solo da bambina" "Posso insegnarle, se le va" "E' gentile" "Non sono gentile, mais vous ètes charmante et vous l'imaginez meme pas".
Sorrido: "Buona serata, Mosieur". "Meravigliosa serata a lei, ma belle, adieu".

Finito l'inverno

Le serate volano,
certi cassetti rimangono aperti,
la mia borsa, colma di inutilità.
Non ho fame stasera, né sonno. Eppure vorrei.
Vorrei la sensazione che provavo al liceo, quando, alla fine di giornate estenuanti, mi coricavo in un letto ben fatto, quando l'ultima luce a spegnersi non era la mia, quando il sabato si andava a ballare, follia.
E’ sempre tutto troppo veloce, o troppo ingombrante, o troppo lontano, o troppo sfuggente.
Ora rovescio tutto per terra, passo in rassegna scontrini e chincaglia, svuoto le tasche del cappotto d'inverno, rimbocco le maniche, butto l'inutile, abbasso la musica, tiro la tenda, imposto la sveglia per domani all'alba, penso alle more che sanno di fragola e corro a sognare sulla mia nuvola.

Chimera

Sono felice. Non ho tutto quello che vorrei, a volte sono stanca, stressata, scazzata, in ritardo, a volte mi arrabbio, mi chiedo "perchè?", me la prendo, a volte mi sento sola, altre avrei bisogno di tempo, ma.
Ma quando mi prendo un momento per pensare, quando schiaccio "stop" e guardo un qualsiasi fotogramma della mia vita, beh quel fotogramma mi piace. Come adesso: le nove e mezza di una sera ancora chiara, due ragazzi che han lasciato la Provenza per seguire una chimera, in bocca il sapore di fragole e di menta, attorno le voci di chi è seduto allo stesso caffé, in lontananza le note di una chitarra nell'aria dolce di questa primavera.
Qualche passo e sono a casa.
Voglia di scrivere e di ascoltar la tua canzone "amori persi e diventati nostalgia..."e sul divano, abbandonata, la mia giacca di velluto, una gonna che ho levato, le ballerine bianche, lanciate sul tappeto. Ora una musica spagnola. Se i momenti si potessero fermare, pregherei di poter restare a guardare tetti blu e questo cielo all'imbrunire.

Buonanotte Nicholas

Sono le due, devi dormire, sai, io non lavoro domani, ma tu ti devi svegliare, peccato, ma è ora di andare
Ok, allora lascio te, le note di quel Jazz messo per giocare, lascio la patina dei mobili, il profumo delle spezie, il rumore delle pagine, quelle luci calde, i tasti del tuo piano, lascio la vista che si ha del cortile dalle finestre immense che conosciamo, lascio i cristalli delle credenze, gli specchi, gli arazzi, i tuoi spasmi nel leggere Sartre. Torno al coputer di prima, alla radiosveglia con la luce verde, a una vista diversa dello stesso cortile. Saluto, chiudo alle spalle due battenti d'oro, apro a fatica l'uscio di legno scuro. Porto via il sapore di mandorla, il suono della pendola, mezzo kilo di carta giallognola e un canestro di ciliegie che sanno di fragola. Ho al braccio il tuo regalo d’argento e vetro blu.
Buonanotte.

Fare Villano

Ho appena visitato uno studiò in Rue Mouffetard, carino, ma l’agente puzzava di vino ed aveva un fare villano. Non c’entrerà nulla, ma io in certe cose sono vecchia maniera.

Guardo i negozi mentre vado al metrò, sto cercando un’essenza per un’amica della mamma.
Mi lascio portare tra marciapiedi e passanti. Non ho gli occhiali, quasi mi confondono le prime luci di Natale.
Esco da un spaccio di prodotti tropicali, fuori ci sono Parigi e l’inverno.
Inizia a far freddo. E’ il tramonto e il fiato condensa: è già periodo di te e di pomeriggi passati a sognare.
Ho voglia di favole e di cibo cinese.
Entro a casa e ritrovo il mio canestro di pere e limoni: è mio perché l’ho fatto io, e perché sono stata io al mercato questa mattina.
E’ buffo vivere soli. Si impara a dar meno quotidianità per scontate. Ci avete mai pensato voi, prima di viver soli, a chi riempiva i cesti di frutta?
Il microonde mi chiama, è pronta l’acqua per la prossima tazza. Bevo un té orientale comprato da un mercante di spezie a qualche strada da casa. Si raffredda mentre scrivo. Non importa.
Quando sono uscita dal metrò Sevres-Babylone, poco fa, ho sentito odore di salsiccia e cipolle, intorno a me gente a frotte, carte per terra e bandiere semi-arrotate.
Era la fine di una manifestazione del partito comunista francese, persone vestite di rosso che stridevano un po’per le strade eleganti di questo quartiere. Sono passata attraverso la folla di gente e l’olezzo di fritto, veloce verso la piccola strada di casa : isola quieta.
Uno dopo l’altro ho passato i negozi di cui ormai conosco a cuore le vetrine, le sale da té illuminate, il profumo di mela e di caramello.
Digicode X258. Una porta immensa per una casa minuscola.
Ed eccomi qui.

Which side of life

Sento che ho bisogno di cose semplici e senza malizia.
Ho bisogno degli amici e degli amici e basta.
Ho bisogno di una birra e di un film cretino, di andar da qualche parte senza correre. Di sapere che ci siete e che ci sarete, poi.
Sento che avrei bisogno di vedere il mare. Che tutto uscirebbe fuori in un attimo.
Sento che ho da scrivere ma non viene tanto bene.
Sento che la mia vita si è incastrata e devo tirarle un pugno, come a un distributore di lattine.
E magari, dentro, c'è il Coke side of life
Sento che arriva l'autunno in tutti i sensi, ma una soluzione ci sarà.
Cambiare il mondo o cambiare mondo?
...o cambiare emisfero...?
E sarà estate. Di nuovo.

60s Night

Capita di sentirsi esplodere dentro, di aver bisogno di sentire la testa che gira per seguire i pensieri, per perdersi nella follia, per accettare l'assurdità, l'errore, il male che fa, il buio che arriva.
Una festa, stasera.
C'è da ballare. Da ballare e da bere, in un costume diverso.
Anni 60.
Stasera si cambia, stasera si canta.
Stasera son via.
Luce spenta, da me.
E, già ora, ballo per casa, perché mi sento scoppiare.
Un groviglio disperato che si aggrappa solo a un filo.
Volo dagli amici dei sorrisi. Da quelli con i quali non serve esser perfetti.
Ieri con Zana abbiamo cercato nel mio armadio : un paio di vestiti alla Jaky K, la borsa giusta e un fiocco tra i capelli.
Ci sarò, stasera. Lì e non altrove.
Non voglio pensare. Tutto il resto fuori. Calpestato in ogni passo. Per la strada.
E, da domani, si vedrà.

Pain au choco e vecchi jeans

Mi sentivo un po' k.o. e allora, tornando a casa, ho preso un pain au chocolat formato mega-maxi, poi sono passata a fare la spesa e ho fatto una passeggiatina sino a qui.
Stasera non ci sono per nessuno, penso un po' a me, se mi va anche alla tesi, faccio tutte le cosine terapeutiche da donna, ascolto musica...
Poi, se mi gira, al tramonto o un po' più in là metto un paio di scarpe comode e quei jeans che mi infilo quando non penso a nessuno, caccio in tasca Maupassant e vago un po' per Parigi, sino al Pont des Arts.
Anche oggi ho dimenticato a casa il telefono, credo che sia un messaggio del mio inconscio che dice : "Respira..."
Domani si può anche prendere un aperitivo.

Portare via

Valigia : un’immensa sacca nera con le rotelle consumate. E’ la borsa dei viaggi. E’ una speciale. Lo e’ dal 99, quando partii, a 17 anni, a scoprire che anche l’America finiva nel mare.
L’ho usata questo agosto per un giro in barca alle Withsundays. Lo skipper filosofeggiava che il mondo e’ fatto d’acqua. “Sail it, babe!”
Ed eccomi, con questa grande valigia a navigare un altro pezzo di mondo.
Eccomi, con questa immensa valigia a lasciare Parigi e a sapere che mai potrò portare via tutto. Come si fa a portar via Parigi?
E la riempio e c’infilo il possibile e non mi basta mai.
Non basta e non basterà comprimere decine di paia di scarpe, di jeans, di magliette, di sciarpe. Non serve e non servirà, perché non e’ questo che mi mancherà, una volta lontana.
Ho creduto per tanto di essere legata a certe cose materiali, amavo la mia vita, i sui agi e certi piccoli vizi. Ma sono le inezie impalpabili che l’hanno resa magica in questi anni. Sono le luci che si accendono, quando il sole inizia a tramontare, sono le biciclette scassate a cui i ciclisti romantici legano un fiore, sono le inflessioni vocali di una lingua che canta, le albe strappate, le notti bianche, le note suonate per strada. E’ l’ombra di Saint Germain des Pres sul marciapiede che non potro’ portare via. E’ il sorriso composto del pittore indiano che non mi dira’ piu’ buonasera, e’ la pace di certe librerie, il silenzio di certe biblioteche, e’ il sorriso dei miei amici, quando faccio una cazzata, e’ aprire un portone e sentirmi a casa…

Un pezzo di Parigi

Mi sento un pezzo di Parigi che gira per il mondo.
Seduta sul maglioncino di Carolle per non sporcare il vestitino estivo.
Lo smalto rosso sulle unghie dei piedi.
In testa le canzoni di Piaf.
Non importa quanto sia forte il sole o il vento o la prossima onda.
Importa solo tornare.

Quando Parigi si sveglia

Ho smesso di nutrirmi.
Mi somministro per sopravvivere dosi di riso, cereali e verdura in diversi momenti della giornata.
Ma ho smesso di provare gusto per i sapori e per gli odori.
Mi emozionano ancora i tramonti, un poco, ma e’ come se imiei pori fossero otturati da una cera pesante. Nulla traspira. La mia osmosi con il mondo e’ interrotta.
Non leggo, stento ad osservare, ascolto a malapena.
Ricordo. Rivivo. Rifletto senza risultato.
Rispondo per educazione e, ogni giorno, aspetto le 17 : 30 per sapere che Parigi si sveglia e che posso condividere qualche ora con lei.